Covid e lockdown hanno avuto un impatto significativo sulle aste immobiliari. Nel periodo pre-covid, secondo l’Osservatorio NPE di Cribis Credit Management – società internazionale specializzata in sistemi di informazioni creditizie – le esecuzioni immobiliari risultavano in miglioramento in Italia, con una variazione della durata media delle procedure da 5 a 4,7 anni, con un gap significativo tra la durata delle procedure al Sud (5,8 anni) e il Nord Ovest  e Nord Est (3,2 anni e 3,8 anni).

Nel 2020 il settore delle aste immobiliari era partito con dati molto positivi. Infatti, da gennaio a febbraio 2020 c’è stato un aumento del 15% di aste pubblicate rispetto al 2019. Successivamente, da marzo a settembre la crescita si è interrotta. A causa del lockdown i singoli tribunali hanno sospeso le attività per periodi variabili in base alle province. Questo ha causato l’86% in meno del numero delle aste. Verso la fine dell’anno, tra ottobre e dicembre, le aste sono state il 24% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.

Secondo quanto emerso dal Report Aste 2020 del Centro studi AstaSy Analitics, le unità immobiliari oggetto di aste immobiliari pubblicate nel 2020 sono state 116.637, mentre nel 2019 erano state 204.632.

Ha subito un cambiamento anche la tipologia di immobili all’asta, con una diminuzione di oltre il 50% della pubblicazione di immobili residenziali che, nell’anno precedente, occupava oltre il 70% delle pubblicazioni.

Durante il primo lockdown (da marzo a maggio 2020) le aste sospese sono state 44.191, mentre durante la seconda ondata 523. Anche l’offerta minima delle aste nel 2020 è diminuita, fermandosi a 15.255.599.915 miliardi contro i 32 miliardi del 2019 (52% in meno). Occorre specificare che la riduzione del numero di aste ha superato quella dei lotti, questo perché meno lotti che sono riusciti ad andare all’asta. Infatti, nel caso in cui un lotto non venisse venduto, è possibile che venga rimesso all’asta dopo circa cinque mesi e a un prezzo svalutato rispetto al suo effettivo valore. Questa procedura già particolarmente lenta non è stata quindi agevolata dalla chiusura dei tribunali.

Variazione aste immobiliari: aree geografiche, prezzi e valori

Per quanto riguarda la geografia delle aste, Roma risulta essere la provincia con il maggior numero di immobili all’asta, con 4.472 lotti, seguita da Perugia con 3.032 lotti e Ancora con 2.993 lotti. Il settore delle aste immobiliari a Milano presenta 2.859 lotti seguita da Bergamo  con 2.737 lotti (nel 2019 erano al secondo e terzo posto). La città con il minor numero di immobili all’asta è Trieste, con 68 lotti.
Più in generale è possibile anche fare una distinzione a livello regionale, infatti, su 116.637 aste totali del 2020 oltre il 41% delle aste immobiliari è nelle regioni del Nord Italia. Con quasi il 50% del totale delle esecuzioni italiani si trovano ai primi 5 posti la Lombardia (16,7%), seguita da Sicilia (10%), Emilia-Romagna (7,11%), Veneto (7%) e Lazio (7%).

C’è anche una differenza dei prezzi di vendita tra i lotti del Nord Italia rispetto a quelli del Sud. Mediamente, i prezzi di vendita lotti più alti sono rappresentati dagli immobili non residenziali in Trentino Alto Adige (offerta minima media 293.270 €), mentre quelli a un prezzo più basso sono i terreni in Basilicata (offerta minima media 30.096 €)

Prezzi di vendita

Nel 2020 l’89% della composizione delle esecuzioni immobiliari è costituita da beni con valore d’asta inferiore a 250.000 euro. Il valore d’asta totale di questi beni è pari a € 6.722.176.072,32, ed è solo il 40% del valore complessivo di tutti i beni posti in asta nel 2020.

É evidente che gli immobili vengono aggiudicati a valori notevolmente inferiori ai reali valori di mercato, infatti, anche il valore medio base degli immobili ha subito una riduzione a € 64.701,63, creando un’ulteriore perdita di valore.

In conclusione, la differenza dei valori posti in asta nel 2019 rispetto ai valori del 2020 è potenzialmente stimabile a un mancato recupero di 8.600.378.123,25 di euro.

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