Problemi in vista per il gigante della sharing economy Airbnb In Australia

Non è un segreto e c’era da aspettarselo, che il diffondersi di un’epidemia come quella del Covid-19 avrebbe avuto un impatto molto forte sul turismo e di conseguenza, data l’impossibilità di spostamento, sul settore degli affitti brevi per le vacanze che vede, tra i leader, la nota società Airbnb.

Problemi in vista per il gigante della sharing economy Airbnb In Australia

L’epidemia causata dal Covid-19 ha causato sul fronte dell’economia moltissimi vinti e qualche sparuto vincitore: le aziende della grande distribuzione e della logistica, le società che consegnano cibo ed altre tipologie di articoli a domicilio, come Glovo o Deliveroo, e qualche investitore come Bill Ackman che puntando su strumenti finanziari detti credit default swap ha guadagnato 2 miliardi di dollari. Dal lato dei settori più colpiti, invece, c’è sicuramente il turismo, vista l’immobilità forzata di questo periodo, un settore che è alla base dell’economia italiana e su cui si fonda la sopravvivenza di moltissime piccole e medie aziende e attività familiari sparse sul territorio.

A proposito di grandi aziende, invece, come ha reagito Airbnb, il colosso degli affitti brevi a questa crisi pandemica?

L’azienda ha cercato di tamponare la situazione rassicurando i propri  host (chi inserisce un annuncio per affittare una stanza o un appartamento su Airbnb ndr) e offrendo loro un ‘pacchetto-stimolo’ rivolto soprattutto ai ‘Super-host’, i partner più importanti per l’azienda, stanziando un fondo di 10 milioni di dollari per aiutarli a far fronte a mutui e spese in questo periodo in cui non avranno incassi.

Quali sono i retroscena di questa decisione?

L’annuncio arriva dopo le critiche da parte degli host provocate dalla decisione di Airbnb di concedere un rimborso completo a tutti i clienti che hanno annullato i propri soggiorni causa Covid-19, nonostante per policy gli host abbiano i propri termini di cancellazione. Insomma, un modo per persuadere gli host a non abbandonare la nave, dopo questa mossa controproducente, una sorta di gaffe a livello di PR.

Come hanno reagito gli host?

In alcuni Paesi gli host, sentitisi  minacciati dalle cancellazioni massive dell’ultimo periodo, hanno pensato di offrire dei pacchetti di isolamento “Covid friendly”, pubblicizzando la propria abitazione come il contesto ideale per l’auto-isolamento – con tanto di servizio Netflix, food delivery e console per videogiochi – o come centri perfetti per il lavoro da casa, con l’obiettivo è quello di offrire una quarantena con tutti i confort e le protezioni possibili.

Tentativo non andato a buon fin nel Nuovo Galles del Sud (Australia), dove il Ministro Anderson ha dichiarato illegale questa tipologia di offerta: di fatto nessun cliente avrebbe potuto usufruire del servizio senza infrangere le restrizioni sugli spostamenti imposte per legge.

La consigliera Findey ha suggerito la chiusura di questa tipologia di piattaforme di prenotazione per almeno il periodo Pasquale.

Dal canto proprio, Airbnb  assicura che sta scoraggiando le inserzioni che offrono un pacchetto di autoisolamento o l’utilizzo della parola “Covid-friendly” sul proprio portale.

Che strategie adotterà il colosso degli affitti brevi per restare a galla? Come si evolverà la situazione per questo settore? Gli host toglieranno le loro proprietà da Airbnb e cercheranno altre fonti di reddito a lungo termine? Vi terremo aggiornati.

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