Agenti Immobiliari nel 2020: un report sullo stato di salute della professione

Il report ‘Reti e Aggregazioni Immobiliari 2020’ realizzato da Gerardo Paterna e presentato nel corso del convegno virtuale sull’immobiliare dei servizi ‘Sinergie2020’ fotografa la situazione dell’intermediazione immobiliare ai tempi del Covid-19. Un settore tutto sommato in salute ma che ha bisogno di una spinta verso l’innovazione e di puntare sui giovani per crescere.

Cresce il numero di operatori attivi

In controtendenza col momento storico di crisi il numero di operatori attivi nel settore dell’intermediazione immobiliare quest’anno è cresciuto ed è cresciuto in modo significativo, del 6,63%.

Quello della mediazione si può quindi definire un settore in crescita che continua ad attirare persone. Come mai? Paterna prova a conciliare questo contrasto tra l’andamento del mercato immobiliare nell’ultimo anno e i numeri sugli operatori attivi nel comparto con un aumento della percezione del valore degli agenti immobiliari e del loro ruolo nel mercato.

“Il dato positivo – spiega Paterna – è che in questi anni gli agenti hanno lavorato su competenze e strumenti, allineandosi con l’evoluzione dei tempi”. I dati lasciano immaginare anche una possibile erosione dalla quota delle compravendite non intermediate, a favore della mediazione.

Pochi giovani…

Il report fotografa una popolazione di intermediari non più giovanissima. L’età media dell’agente immobiliare italiano nel 2020 è intorno ai 45-50 anni. Scarseggiano le nuove leve, forse per la mancanza di un linguaggio e di una comunicazione di settore che siano vicini ai più giovani.

I franchising

Sul fronte dei franchising la crescita c’è stata ma è stata più modesta: +3,88%, contro il +6,98% degli operatori indipendenti.

Se si guarda all’andamento delle affiliazioni ai gruppi in franchising, in effetti, si può notare nel corso del tempo una correlazione diretta tra andamento delle compravendite e numero di affiliazioni.

“Questa correlazione lascia pensare, in quanto evidenza come si tenda ad investire in aggregazione solo quando il trend immobiliare è positivo, mentre l’elemento rete dovrebbe essere percepito come protezione contro i danni di una contrazione di mercato” commenta Paterna.

Aggregazioni alternative ed MLS

Sono stati rilevati i format di aggregazione alternativi al franchising immobiliare tradizionale. In questo specifico segmento i numeri sono rimasti pressoché invariati, anche se in lieve decrescita dal 2018 ad oggi.

Per Paterna si tratta comunque di uno scenario interessante, a cui sono ascrivibili circa 3mila intermediari in tutta Italia, a prescindere dal brand di appartenenza. “C’è spazio per nuovi modelli che necessitano di flessibilità e delocalizzazione rispetto al business iperlocale della classica agenzia immobiliare”.

I network censiti sono per lo più network locali e puntano su una aggregazione basata in primis sull’intento e poi sugli strumenti, le piattaforme, come nel caso degli MLS.

“Un settore da tenere in considerazione, anche se senza attese di scalabilità nell’immediato. Interessante perché trasversale e basato su modelli digitali adatti alla società liquida”.

Un fabbisogno costante di innovazione

Infine, per rispondere alle sfide poste dal momento storico, dalla digitalizzazione e dagli standard sempre più elevati imposti dal mercato, è necessario investire in innovazione e riflettere sul futuro dell’aggregazione “giacché la portata delle sfide non è affrontabile per dimensione economica e tecnologica col solo impegno e la responsabilità del singolo”.

Inutili, per Gerardo Paterna, autore del report, sono le diatribe tra i sostenitori del digitale e i supporter della ‘stretta di mano’ e della relazione face-to-face. “Serve un flusso produttivo digitale complementare a quello tradizionale e un atteggiamento che interrompa queste barricate”.

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