Silvia Spronelli, Presidente SoloAffitti: ‘Ho preso il mio spazio in un mondo al maschile’

Inauguriamo una nuova rubrica ‘Donne nel Real Estate’. Uno spazio virtuale per raccontare storie di successo al femminile nel settore immobiliare, fare il punto sul tema della gender equality, trarre spunti, idee e ispirazioni su imprenditoria e managerialità femminile.

Per inaugurare la rubrica, abbiamo intervistato Silvia Spronelli, Presidente di SoloAffitti SpA, in un confronto su tematiche di attualità – come i grossi cambiamenti che stanno investendo il settore delle locazioni a causa della pandemia – e sul suo percorso di carriera come Presidente di uno dei principali gruppi immobiliari italiani. Ecco il suo punto di vista, in una visione ottimista e fortemente legata al territorio.

Gender gap nell’immobiliare. Una ricerca della Yale School of Management, pubblicata lo scorso inverno, che ha analizzato un campione di 9mila transazioni immobiliari effettuate in America tra il 1991 e il 2017, ha fatto emergere che anche nell’immobiliare esiste un gap di genere. In media le donne americane single per acquistare casa (anche tramite mutuo) pagano circa il 2% in più delle loro controparti maschili. E nel rivenderle guadagnano il 2% in meno. Pensa che ci siano ancora molti passi in avanti da fare nell’immobiliare sul piano della parità di genere?

Devo dire che nel nostro lavoro siamo a contatto indifferentemente con uomini o donne, siano essi proprietari o inquilini. Spesso ci rendiamo conto che le donne sanno essere sempre più convincenti e che quindi una casa che piace alla compagna, nel caso di una coppia, è una casa che molto più probabilmente verrà presa in affitto. Non ci sembra di rilevare particolari discriminazioni in questo senso, o forse il fatto di non avere a nostra volta alcun tipo di pregiudizio, ci aiuta ad essere imparziali, proprio come vuole il nostro ruolo.

In Italia, se guardiamo alle leadership dei principali gruppi immobiliari, lei è una delle poche donne ai vertici. A cosa pensa sia imputabile il numero esiguo di donne in posizioni di leadership?

In effetti mi capita spesso di essere l’unica donna in una tavola rotonda tra addetti del settore immobiliare, anche se noto con piacere che negli ultimi tempi anche questo sta cambiando. Eppure assicuro che io rappresento (con particolare orgoglio) una rete in cui ci sono numerose e validissime titolari di Punti SoloAffitti. Immagino la presenza di Top Manager sia da attribuire alle solite difficoltà oggettive che incontrano molte donne nel gestire famiglia e carriera, nel sentirsi mancanti nel momento in cui non si riuscisse a seguire i figli, ad esempio.

Mi ritengo una donna fortunata perché da sempre in un mondo molto maschile ho preso il mio spazio, non mi sono mai sentita messa da parte come donna e forse il merito è anche da attribuire ad una scelta, anche questa non scontata. Quando ci siamo ampliati e iniziavamo ad avere numerosi Punti, in tanti pensavano che una soluzione logica sarebbe stata trasferire la sede centrale in un’altra città, ma noi siamo rimasti a Cesena, a difendere una vita di provincia, anche se sono una manager e una donna!

Durante la pandemia la tecnologia ha rivestito un ruolo centrale nel supportare l’operatività delle agenzie immobiliari nelle tre fasi di acquisizione dell’incarico, promozione e vendita. Come ha reagito il gruppo Soloaffitti al virus? Quali strumenti e strategie avete messo in atto per supportare gli affiliati?

Abbiamo reagito subito ad una situazione totalmente inedita mettendo al primo posto l’esigenza della rete. Abbiamo lavorato per fornire un supporto sia a livello motivazionale sia operativo. Consapevoli che il nostro lavoro risponde ad esigenze primarie, com’è quella di avere un luogo in cui vivere, abbiamo preso confidenza con le video chat, tramite WhatsApp, Meet, Hangout, Zoom o quel che sia; poi i virtual tour creati per rendere più reale possibile l’esperienza di visita di un immobile a distanza.

I canali di comunicazione come Facebook sono stati fondamentali per le agenzie per comunicare i propri contatti e aggiornare i clienti, dare loro supporto, aggiornarli su eventuali contributi e misure di legge. Le nostre agenzie hanno accolto fin da subito l’indicazione di usare la tecnologia presente per accelerare e migliorare il nostro lavoro: tante volte ci eravamo ripromessi di fare virtual tour e foto perfette dell’immobile, cosa che oggi eseguiamo con regolarità per ridurre al minimo le visite di persona; per non parlare della firma digitale che ci garantisce di mettere in regola i documenti senza far passare fisicamente i clienti in agenzia e quindi senza esporli ad alcun rischio.

Un’altra nostra strategia è la promessa di “affittare con sicurezza” che si basa su affittosicuro, un pacchetto di tutele che rimborsa i proprietari in caso di morosità dell’inquilino e assiste gratuitamente il proprietario con un avvocato specializzato durante tutto il processo di sfratto.  E di questi tempi poter garantire la sicurezza crediamo sia un grande valore aggiunto.

Il comparto delle locazioni è forse quello che ha risentito maggiormente dell’epidemia di Covid-19: quali sono stati gli effetti della didattica a distanza e dello smartworking sugli affitti? Quali città/zone ne hanno risentito maggiormente? Ci sono stati casi opposti in cui si sono verificati rialzi dei canoni?

La pandemia ha di fatto ribaltato le dinamiche di mercato a cui eravamo abituati fino a febbraio, cioè offerta di immobili in locazione molto ridotta, inadatta a soddisfare l’abbondante domanda di affitto, e canoni di affitto in crescita da ormai 5 anni.

Almeno nelle grandi città lo scenario, da febbraio in avanti, si è di fatto ribaltato. Se nelle città medio-piccole e nelle realtà di provincia la situazione è ancora piuttosto simile a quella pre-Coronavirus, nelle città di maggiori dimensioni stiamo invece assistendo in questi mesi a uno scenario di mercato completamente diverso rispetto a quello degli scorsi anni.

La domanda di affitto nelle grandi città, infatti, rispetto al periodo pre-Covid, si è decisamente ridimensionata, proprio per i motivi citati nella domanda nei due settori degli affitti a studenti universitari fuori sede e a lavoratori trasfertisti. Nel settore residenziale “classico”, invece, le cose non sono cambiate: la domanda di locazione da parte delle famiglie è rimasta abbondante, in linea con la maggiore propensione degli italiani a ricorrere all’affitto riscontrata negli ultimi anni.

In una situazione di calo della domanda e crescita dell’offerta, nelle grandi città i canoni di affitto non potevano che scendere. E così è stato: il nostro ufficio studi ha rilevato nei capoluoghi di regione un -7,5% rispetto allo scorso anno. Sono le città metropolitane ad aver trainato questo calo dei canoni: le città, cioè, in cui l’offerta si è ampliata maggiormente e la domanda si è ristretta di più.

Ricordiamo però che il mercato degli affitti è molto più flessibile di quello delle compravendite e quindi non paragonabile con quest’ultimo. Inoltre, un calo dei canoni non significa per forza calo di redditività per il proprietario. L’aumento del ricorso al canone concordato, infatti, ha fatto sì che, nonostante il calo dei canoni, i proprietari si siano messi in tasca una redditività in linea con quella degli scorsi anni, grazie alle importanti agevolazioni fiscali destinate a chi usa i contratti a canone concordato.

Quali sono le previsioni per il post-Covid, visto che l’arrivo del vaccino sembra ormai all’orizzonte?

Riteniamo che lo scenario post-Covid sarà, in realtà, piuttosto simile a quello pre-Covid. Sul fronte della domanda, è difficile credere che le università continuino a svolgere le lezioni con didattica a distanza anche in anni normali. Quanto ai lavoratori trasfertisti, sì…forse qualche azienda più di prima permetterà di lavorare in smart working i propri dipendenti, ma è davvero improbabile che nel nostro paese saranno così tante le aziende che proseguiranno l’esperienza dello smart working a 360°. Non siamo in America, dobbiamo essere realisti.

In seguito alla battuta d’arresto subita dal turismo, gli affitti short-rent si sono riversati sul settore degli affitti a medio-lungo termine? Con quali conseguenze?

Come effetto si rileva una crescita dell’offerta di immobili, soprattutto nelle città d’arte e nelle metropoli, legata all’afflusso di appartamenti precedentemente destinati all’affitto breve e che ora vengono proposti sul segmento residenziale, in attesa della ripresa del settore turistico. I proprietari hanno valutato spesso di mettere in affitto gli immobili con formule transitorie che permetteranno loro, poi, una volta superata la crisi, di tornare a guardare con fiducia e interesse al mercato breve.

Qual è stato il suo percorso di carriera per ricoprire questo incarico di grande responsabilità? Che consiglio si sente di dare alle giovani donne che vedono in lei un role-model?

È sempre emozionante per me raccontare come nasce SoloAffitti e continua, dopo tanti anni, a sorprendere anche me la naturalezza con cui sono arrivata a creare questo business. Infatti, appena laureata in giurisprudenza e sognando di intraprendere la carriera di magistrato, ho iniziato a lavorare nell’agenzia immobiliare storica di proprietà della mia famiglia. Eravamo a metà degli anni 90 nel pieno boom delle compravendite e vedevo tutti gli agenti immobiliari impegnati al massimo nelle trattative di vendita; mentre chi voleva mettere in affitto la proprietà o cercava un immobile in affitto veniva trascurato, rimandato e certamente non ascoltato. Mi sono proposta, come novellina, di occuparmi di questi clienti, di ascoltare le loro esigenze e di dare loro una risposta specifica.

Per farlo occorreva tempo – che io avevo – studio della materia legislativa – che io padroneggiavo – e una fetta di mercato libera, ed effettivamente era così, visto che erano tutti impegnati con le compravendite. Chiamarmi SoloAffitti è venuto di conseguenza e la visione di un business che fa della specializzazione non una rinuncia ma una chiave di lettura originale del mercato immobiliare ha determinato il mio successo.

Il nostro successo a dire la verità perché mio padre, Loris Spronelli, ha subito creduto ed investito in quest’idea. Insieme abbiamo creato un nuovo e diverso modo di fare questo lavoro, concentrato da troppo tempo solo sull’intermediazione. Oggi un agente immobiliare deve rappresentare molto di più. Nel nostro caso parliamo di un Rental Property Manager che gestisce il patrimonio immobiliare, offre al cliente una rendita ricorrente e garantita e soluzioni personalizzate.

Abbiamo trovato una moderna chiave di lettura ad un lavoro che deve, come il resto del mondo, adattarsi ad una società che cambia e si evolve. Ecco se dovessi dare un consiglio a giovani donne che vogliono diventare imprenditrici, direi loro di sognare, immaginare, sperimentare, osare. Facendo sempre le stesse cose si otterranno sempre gli stessi risultati, solo chi osa essere diverso creerà qualcosa di nuovo.

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