Mutui casa Lombardia: la durata media è 25,5 anni

L’86,5% dei mutuatari lombardi ha optato per il tasso fisso. 124.200 euro l’importo medio finanziato.

In Lombardia – prima regione italiana per abitanti e forza economica – nel 2020, l’anno del Covid, il mercato creditizio si è mantenuto ben strutturato. La durata media dei mutui lombardi è leggermente più alta rispetto alla media nazionale (25,5 vs 24,8 anni) ed è in aumento rispetto al 2019 (quando si attestava a 25,4 anni).

É quanto emerge dalla fotografia effettuata dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa che ha analizzato i dati di Kiron Partner S.p.A., la società di mediazione creditizia del gruppo. Per maggior completezza, l’analisi ha considerato anche altre variabili relative al mercato del credito, come l’importo medio e lo scopo del finanziamento.

Importo medio dei mutui lombardi

Il ticket medio dei mutui lombardi – 124.200 euro – è più alto di un buon 9% rispetto al valore medio nazionale di un mutuo nel 2020, pari a 113.700 euro. Sia a livello nazionale che a livello di regione Lombardia il ticket medio è in crescita rispetto al 2019, rispettivamente del +1,7% e del +3,8% (111.800 euro dato nazionale 2019 vs 119.700 dato lombardo nel 2019).


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Scopo del finanziamento

In Lombardia la motivazione principale per cui si costituisce un mutuo è per il 91,9% l’acquisto della prima casa. Seguono sostituzione o surroga prima casa (4,3%) e acquisto seconda casa (2,8%). Residuali sono le sottoscrizioni di mutuo per altri motivi quali: operazioni di consolidamento dei debiti (0,2%); ricorso al finanziamento per ottenere maggiore liquidità, per motivazioni diverse da quelle dell’acquisto dell’abitazione (0,5%); costruire o ristrutturare la propria abitazione (0,2%). 

Preferenza per il tasso fisso

Nel 2020 in Lombardia l’86,5% dei mutuatari ha optato per un prodotto a Tasso Fisso. Solo il 6,8% ha preferito un prodotto a Tasso Variabile.

“Rispetto al periodo precedente” spiega l’Ufficio Studi – “rileviamo una crescita per i prodotti a tasso fisso del +21,5% e un calo per i prodotti a tasso variabile del -13,9%, a tasso variabile con CAP del -5,4%, a tasso misto del -2,2%. Pressoché invariati gli altri prodotti”.

La ragione di questa preferenza è facilmente intuibile e sta nella maggiore convenienza dei prodotti a tasso fisso, collegata a tassi IRS vicino allo zero e alla garanzia di stabilità offerta dal tasso fisso in un periodo di incertezza economica e sanitaria come quello attuale.

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