16 Aprile 2020, 16:02

In attesa dell’inizio della fase 2 e delle date di possibile riapertura della attività, scandagliamo il mercato estero cercando di capire come si sta muovendo chi ha già affrontato il grosso della tempesta (la Cina), alla ricerca di utili spunti di riflessione.

L’epidemia causata dal virus SARS-CoV-2 è iniziata in Cina a dicembre 2019. Non abbiamo ancora dati ufficiali a disposizione sull’andamento del mercato immobiliare in Cina a febbraio 2020, tuttavia i dati che abbiamo – relativi a dicembre 2019 e gennaio 2020 – indicano che i prezzi delle case cinesi sono rimasti pressoché stabili (+ 0,27%) sebbene il volume delle transazioni sia sceso tra il 90 e il 98% rispetto al normale.

Questi dati sembrerebbero confermare le ipotesi degli economisti sugli impatti di un’epidemia sul sistema economico: le transazioni diminuiscono fino quasi ad azzerarsi ma i prezzi rimangono stabili, le attività economiche subiscono un brusco calo, ma si riprendono velocemente una volta terminata l’epidemia (ne avevamo parlato in questo articolo). Un atteggiamento attendista quello dei consumatori cinesi (la cosiddetta strategia wait-and-see) simile a quello che assunto durante l’epidemia di SARS del 2003 in cui la maggior parte dei clienti – vuoi per evitare contatti di persona, vuoi per obblighi o impedimenti di ordine pubblico – rimandano la chiusura delle transazioni.

Nel frattempo i cinesi – che sono già alla famigerata Fase 2 – riaprono pian piano le attività produttive con una strategia di riapertura controllata: in cui si vieta qualsiasi tipo di attività notturna. I locali pubblici che possono restare aperti hanno comunque l’obbligo di misurare la temperatura ai clienti e obbligarli a indossare la mascherina, mentre nei ristoranti è possibile formare tavolate di massimo quattro persone.

Come spiegato da Gabriel Leung, epidemiologo e preside di medicina alla University di Hong Kong: “Le misure di controllo dovranno continuare con varie gradazioni fino a quando non si verificherà una di queste due circostanze: lo sviluppo naturale di immunità nella popolazione, causata da infezione e guarigione; la scoperta e la diffusione di un vaccino affidabile”.

Nell’immobiliare, i cinesi si ingegnano come possono, talvolta con risultati sorprendenti.

Sabato 4 Aprile, Juwai.com, un portale specializzato nella vendita di immobili all’estero a clienti cinesi, ha tenuto un evento online che ha attratto oltre 93mila visualizzazioni.

La diretta Facebook era rivolta ai consumatori di Hong Kong (7 milioni di abitanti) e offriva una piattaforma a costruttori e agenti immobiliari di Malesia, Australia, Turchia, Stati Uniti e Portogallo per rivolgersi agli acquirenti interessati e rispondere a domande su visti, questioni normative e tendenze del mercato.

Il direttore esecutivo di Juwai, Georg Chmiel, ha spiegato che gli acquirenti cinesi di Hong Kong sono attirati da un insieme di fattori: innanzitutto esiste attualmente un tasso di cambio molto favorevole, grazie al quale gli acquirenti di HK possono ora acquistare beni a condizioni molto vantaggiose in quasi tutti i mercati esteri in cui sono significativamente attivi; in secondo luogo, in questo momento la richiesta da parte di Hong Kong di immobili all’estero è forte come non mai; infine, la vita ad Hong Kong ed in generale in Cina sta lentamente tornando alla normalità.

Chmiel non ha in programma di trasformare il business in senso completamente virtuale e ci tiene precisare che “l’online è certamente un sostituto parziale degli eventi offline, ma non ci arrendiamo. Anche nell’era del Coronavirus, pensiamo che la migliore strategia sia un giusto mix di entrambi”

L’afflusso di investitori cinesi potrebbe essere utile per dare un po’ di sollievo ai mercati immobiliari in sofferenza un po’ in tutto il mondo. Non a caso wikicasa.it ha da poco introdotto la funzione multilingua con la versione inglese www.wikicasa.com 😉

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