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In queste giornate nere per il Paese, a causa del terremoto di magnitudo 6 che ha investito il centro Italia, riemergono le polemiche sulla prevenzione dei disastri sismici.

Il geologo Mario Tozzi attacca la politica italiana, incapace, a 7 anni dal disastro de L’Aquila, di prevenire nuove tragedie annunciate e dichiara “In Giappone e in California ci sarebbe stata solo un po’ di paura: una scossa di simile entità non provoca crolli e vittime in un Paese avanzato”.

Il Giappone, Paese ad elevata attività sismica, essendo situato in prossimità dei confini delle maggiori placche tettoniche, ha ormai imparato a convivere coi terremoti, in maniera cauta e intelligente, mettendo in atto diverse attività i prevenzione. Nonostante i passi avanti della scienza, è ancora pressoché impossibile prevedere con certezza l’arrivo di un sisma. Quindi, l’unica arma disponibile contro questi disastri naturali, è la preparazione per limitare al massimo i danni a persone e a cose: e in questo campo il Giappone è all’avanguardia.

Gli edifici devono rispettare severi criteri anti-sismici e sono previste dure sanzioni per chi non li rispetta. Il segreto giapponese sta soprattutto nella costruzione di abitazioni anti-sismiche, attraverso tecnologie come i cuscinetti antisismici disposti alla base degli edifici, l’uso di acciai molto più elastici del normale, la fibra di carbonio che avvolge i pilastri e li rende più resistenti alle fratture, apparecchi detti “dissipatori” che assomigliano agli ammortizzatori di un auto e vengono disposti tra un piano e l’altro degli edifici più a rischio.

Ma, oltre alla sicurezza degli edifici, si sta facendo un grande sforzo per insegnare alla popolazione il corretto comportamento da tenere in caso di un terremoto: sono frequenti le esercitazioni che coinvolgono direttamente i cittadini. La pubblica amministrazione di Tokyo ha diffuso un libro contenente suggerimenti pratici da implementare in caso di emergenza, ad esempio, come tamponare una perdita di sangue arterioso, capillare e venoso. Si consiglia, inoltre, di usare collant e cravatte al posto delle bende, e dei giornali per rimanere al caldo.

Uno studio dell’università di Ferrara stima che un sisma di grado 7 nell’Appennino meridionale provocherebbe tra i 5 e gli 11mila morti, in Giappone 50. Un terremoto ancora più violento, di intensità 7,5, causerebbe in Calabria tra le 15 e le 32mila vittime, appena 400 in una città densamente popolata come Tokyo.

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