
Davanti al caro-affitti e agli inaccessibili prezzi delle case, si fanno strada soluzioni abitative come lo smart living e il co-living, con affitti meno esosi di quelli abituali. Che novità comportano, esattamente?
Co-living e smart living: come cambiano gli affitti nelle città italiane
Non è un mistero per nessuno il fatto che gli affitti siano aumentati, nelle maggiori città italiane. Tra le più care, soprattutto per le tasche dei giovani, ci sono Milano, Roma, Bologna e Firenze. L’aumento è legato a quello della domanda di abitazioni in affitto, per sfuggire agli elevati tassi d’interesse sui mutui. Inoltre, molte case vengono trasformate in bed & breakfast o in altre strutture per turisti, riducendo così l’offerta per aspiranti residenti. Anche la precarietà lavorativa e l’instabilità dei contratti rendono difficilmente accessibili i tradizionali “affitti lunghi”. Soprattutto i giovani si ritrovano a pagare di più per spazi sempre più piccoli e con minori garanzie.
Ecco quindi che sono in crescita proposte come lo smart living e il co-living. Il primo è un insieme di soluzioni tecnologiche per rendere le abitazioni più confortevoli, anche quando non sono molto spaziose. Il secondo è un modello abitativo che combina spazi privati a spazi comuni, in modo tale da godere di diversi servizi dividendo le spese con altri inquilini. Nelle aree condivise, è anche ben curata la socializzazione.
Lo smart living permette di ottimizzare il poco spazio a disposizione, rendendo un appartamento minuscolo una piattaforma di servizi. Il co-living è flessibile e abbatte i costi d’affitto, offrendo allo stesso tempo servizi altrimenti impensabili per chi ha una bassa disponibilità economica.
Cos’è il co-living e perché cresce
Concentriamoci ora sul co-living, una delle soluzioni abitative più in crescita nel 2025. Come abbiamo già accennato, esso è una struttura che offre uno spazio privato, mentre sono condivise le bollette e gli abbonamenti ad eventuali servizi. Spesso, include anche portineria, pulizia e possibilità di organizzare eventi. La gestione è centralizzata. Tra le aree comuni, possono esserci servizi igienici, salotto, cucina, ma anche palestre o sale. È rivolto soprattutto ai giovani professionisti che si trasferiscono in città o ai single, ma sta cercando di coinvolgere anche le famiglie e le persone in età matura.
Tendenzialmente, il co-living si va trasformando in integrated living: ovvero, una soluzione abitativa che, insieme all’alloggio, offre numerosi servizi a valore aggiunto, come e-commerce, smart home, domotica, attività sportive e culturali, polizze assicurative e sanitarie.
È in crescita perché risponde in modo allettante a quella crisi degli alloggi di cui abbiamo parlato, soprattutto per quanto riguarda i lavoratori precari under 35. È attraente anche per locatori e investitori: il co-living garantisce tassi di occupazione degli alloggi oltre il 90% e un rendimento superiore a quello degli affitti “tradizionali”. La ragione è da ricercare non solo nei costi d’affitto contenuti, ma anche e soprattutto nell’ottimizzazione degli spazi. Può quindi fare concorrenza ai B&B e alle strutture turistiche in generale, attirando nuovi residenti. Una soluzione intelligente per locatori e per locatari.
Erica Gazzoldi è giornalista pubblicista, insegnante e blogger. Ha conseguito una laurea magistrale all’Università degli studi di Pavia in Filologia, letterature e storia dell’antichità. Si è diplomata in Scienze Umane presso la Scuola Superiore IUSS nella stessa città. Scrive racconti, poesie e romanzi brevi. È appassionata di lingue straniere e ha frequentato corsi estivi di ceco presso l’Univerzita Karlova di Praga. Ha collaborato con diverse riviste cartacee e online.
Grazie a Wikicasa, si è appassionata al mondo immobiliare.
