Aggregazione, condivisione e coworking: sono tre termini di cui oggi si sente parlare spesso e di cui, ne siamo certi, si sentirà parlare sempre di più in futuro, anche nel settore immobiliare. Mentre il concetto di condivisione è già abbastanza diffuso tra le agenzie immobiliari, quello di coworking lo è un po’ di meno. Anche se in Italia il fenomeno, nato negli Stati Uniti, è arrivato già nel 2008 e dai primi esperimenti si sono ormai sviluppate realtà consolidate: oltre a strutture più piccole e isolate, sono nate vere e proprie reti, come TAG (acronimo di Talent Garden, il Giardino dei Talenti) e The Impact HUB, presente ormai in più di 60 città italiane e che trova nella sede di Trieste una delle realtà più attive in Italia.

Ma cos’è il coworking?  Lo spiega bene Fabio Burlando, property finder genovese che ne ha colto le potenzialità: “È un luogo dove free-lance, lavoratori nomadi, professionisti senza mezzi bisognosi di uno spazio attrezzato dove trovare e usare infrastrutture per la propria attività, trovarono il loro habitat ideale. Per di più in luoghi minimalisti e di design, arredati con scrivanie distribuite disordinatamente in locali open-space. In origine il vero senso del coworking era il risparmio: i frequentatori, i cosiddetti coworkers, hanno trovato un luogo attrezzato da usare e da pagare solo quando effettivamente serve loro. Un sistema basato sulla totale elasticità e sul contenimento dei costi di utilizzo. Le economia di scala consentivano ai cowo-managers di contenere i costi di gestione degli spazi. Ma poi c’è stata un’evoluzione: con l’uso promiscuo degli spazi è cominciato ad accadere che professionisti con competenze diverse si sono trovati a lavorare fianco a fianco; hanno iniziato a confrontarsi, a parlarsi ed a comprendere che c’era la possibilità di sviluppare progetti condivisi”

Insomma, il valore aggiunto degli spazi di coworking è diventato la sinergia.

Come confermano i dati, il coworking si sta diffondendo sempre di più, specialmente nelle grandi città, dove gli affitti sono elevati. A testimoniarlo c’è una crescita esponenziale di spazi di coworking, strutture sempre più grandi, e del numero di coworkers. Inoltre, il fatto che il coworking è un fenomeno globale. Sta decollando in Africa e Medio Oriente ed è in forte espansione in Asia e in Europa (in America, dove è nato, è ormai una realtà consolidata).

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Il coworking potrebbe influenzare il lavoro dell’agente immobiliare? In realtà lo sta già facendo e qualcosa si muove nell’ambiente. Come il consorzio Gaia Real Estate di Padova che ha realizzato il progetto “CoWORKinGprogress”. Come spiega Valentina Buzzato, coresponsabile del progetto, si tratta di uno spazio in cui gli agenti immobiliari consorziati trovano, in cambio di una quota consortile, una postazione attrezzata, una reception comune, strumenti operativi e, soprattutto, colleghi con cui lavorare e condividere modelli operativi e, perché no?, incastrare clienti e/o immobili.

Insomma, una via di mezzo tra il franchising e il lavoro in autonomia, perché rimangono le identità delle ditte individuali ma, come nel franchising, si condividono lo stesso credo e gli stessi strumenti operativi.

Anche Generali Real Estate Sgr e Regus Italia si sono lanciate in un progetto di uffici in co-working a Milano. Per la precisione in viale Monza 347, dove l’ex sede storica di Heineken è stata trasformata in luogo di lavoro condiviso. Umberto Ottaviani, development director di Regus, multinazionale leader nel settore dell’affitto di spazi di lavoro flessibili, spiega che il vero plus del coworking è la flessibilità: “Noi siamo molto positivi per la crescita del nostro business, nel senso che siamo parte del mercato immobiliare tipico degli uffici, ma offrendo la flessibilità in termini di tempistica e di spazio siamo anticiclici. La flessibilità viene vista dai nostri clienti come un segno distintivo, molto importante”.

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