Caso Evergrande: cosa possiamo imparare dalla vicenda del colosso immobiliare cinese

Il caso del possibile fallimento di Evergrande – la seconda azienda di sviluppo immobiliare in Cina, un vero e proprio gigante dell’economia mondiale – è da giorni su tutti i giornali.

Nonostante secondo S&P Global Ratings e molti altri commentatori la possibilità che si crei un «rischio sistemico per l’economia» sia piuttosto bassa, infatti, tutti ne parlano e il crac di Evergrande continua a destare preoccupazione.

Dalla redazione blog abbiamo chiesto a Pietro Pellizzari, CEO di Wikicasa, un parere sulla vicenda. Ne è uscito fuori un confronto stimolante, con un punto di vista… nuovo e propositivo.

Evergrande sarà la nuova Lehman Brothers?

Negli ultimi giorni ho spesso sentito paragonare la vicenda Evergrande al caso Lehman, che ha scatenato la crisi globale del 2008. Non sono d’accordo: l’immobiliare non è la finanza, anche se i due settori sono sempre più correlati.

Ciò che accomuna i due casi è certamente l’entità monstre degli importi in gioco. A differenza di Lehman però, i cui titoli erano carta straccia, Evergrande ha 215 miliardi di dollari di cantieri in un mercato con prezzi relativamente stabili, oltre a partecipazioni in diversi settori, tra cui le auto elettriche e il calcio.

Riepilogheresti brevemente il caso Evergrande per chi non lo conosce?

La causa dei mali di Evegrande è stata la crescita esponenziale degli ultimi 10 anni, finanziata da debito e sostenuta da una domanda che assorbiva qualsiasi tipo e quantitativo di alloggi. Oggi questa domanda ha rallentato e il peso esorbitante del debito e dei relativi interessi ha minato la solidità dello sviluppatore immobiliare cinese.

In Italia dobbiamo preoccuparci? Avremo qualche ripercussione?

Il caso Evergrande non deve preoccupare l’Italia: anche nell’ipotesi peggiore, di default, azionariato ed esposizione debitoria del colosso cinese sono in gran parte legate al mercato interno. Se tale evenienza dovesse verificarsi, inoltre, la Cina sarebbe preparata a reggerne l’urto, dato che la crisi di Evergrande è stata in qualche modo prevista, controllata e forse addirittura causata dal Partito Comunista e dalle regolamentazioni che ha imposto in materia per contrastare l’eccessiva speculazione immobiliare in atto e riportare gli operatori a riconsiderare il loro ruolo in maniera sostenibile. Del resto, di recente, il governo cinese è più volte intervenuto con azioni di regolamentazione sul mondo tech, impattando non poco su colossi come Tencent e Alibaba, e non avrà timori ad intervenire per controllare questa “crisi” che sembra quasi auto-indotta.

Cosa ne pensi in definitiva?

Penso che Evergrande non debba preoccuparci, ma che può offrirci degli spunti di riflessioni molto interessanti…

Spiegaci meglio.

Il punto chiave di questa crisi è – a mio avviso – la crescita esponenziale dello sviluppo di nuovi progetti senza una corretta pianificazione, come se l’offerta potesse guidare la domanda, e non il contrario… Evergrande ha costruito città fantasma in mercati già saturi, con tagli non appetibili, certa che il mercato in continua crescita avrebbe assorbito qualsiasi tipo di offerta, quando invece è evidente che oggi la domanda sia sempre più mutevole ed andrebbe studiata con più attenzione, vista anche la grande quantità di dati di cui disponiamo grazie al web.

I portali hanno gli strumenti per guidare gli operatori tradizionali del settore verso scelte più sagge, interpretando e prevedendo i nuovi scenari di mercato. Infatti, oltre a fornire statistiche sullo stock già presente sul mercato, sui prezzi medi richiesti, sul tempo medio di permanenza di un annuncio ( indice di velocità di assorbimento del mercato), sono in gradi di matchare questi dati con la domanda, facendo emergere dove e cosa conviene costruire, indirizzando gli operatori verso un sviluppo sano e compatibile con una crescita sostenibile.

Il web come volano di una crescita sostenibile, insomma…

La grande sfida del futuro sarà quella di collegare sempre di più il mercato immobiliare al web ed alle dinamiche che rappresenta, anziché alla finanza, per tracciare una nuova strada in cui l’edilizia e le nuove costruzioni siano la corretta espressione delle esigenze della clientela.

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