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Si parla tanto di Brexit negli ultimi giorni, ovvero dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, in seguito al referendum del 23 giugno. In occasione del voto, il 51,9% della popolazione del Regno Unito si è espresso in maniera favorevole all’uscita del Paese dalla comunità europea.

Stando ai sondaggi, ad aver optato per l’exit sono state soprattutto le fasce di popolazione più anziane, con un livello di istruzione medio-basso e residenti in aree con basse percentuali di stranieri.

Di certo non sarà un evento privo di conseguenze sul piano sociale, politico ed economico. Ma quali saranno gli effetti della Brexit sul mercato immobiliare britannico (e su quello italiano)?

Gli effetti principali, facilmente prevedibili, sono riassumibili in tre punti:

  1. La perdita di valore della sterlina, che si traduce in un maggior potere d’acquisto per gli acquirenti dell’eurozona. Subito dopo il referendum, infatti, si è assistito ad un crollo del valore della sterlina, che venerdì scorso ha toccato minimi storici che non si vedevano da 31 anni. Questo fatto rende appetibili gli investimenti immobiliari in Gran Bretagna, dando il via alle speculazioni. Secondo il ministero del Tesoro, entro il 2018, il valore degli immobili britannici calerà in media di almeno il 10%.
  2. Mutui: si prevede un rialzo dei tassi e, di conseguenza, mutui più onerosi per gli inglesi. Le banche, al fine di evitare eccessive sofferenze, potrebbero infatti scegliere di aumentare lo spread applicato oggi ai clienti, con evidenti svantaggi per i mutuatari che, se legati ad un finanziamento ad indice variabile, potrebbero veder salire l’importo della propria rata. Ecco quindi che molti scelgono di ricorrere al tasso fisso in modo da mettersi al riparo da questi possibili effetti e garantirsi per tutta la durata del mutuo i favorevolissimi tassi pre Brexit.
  3. Effetti sul mercato immobiliare italiano: è probabile che a Londra i prezzi delle case subiranno degli scossoni, prima per eventuali speculazioni e poi per un altrettanto eventuale carenza di domanda. Molte aziende che oggi operano in UK godendo dei benefici garantiti dall’Europa agli stati membri, potrebbero infatti decidere di spostare altrove le proprie sedi, rendendo meno vivo il mercato immobiliare britannico e, presumibilmente, innescando una nuova crisi immobiliare. Di conseguenza, l’attenzione degli investitori internazionali potrebbe focalizzarsi su altri Paesi, non ultimo l’Italia: città come Milano, ad esempio, per bocca dei loro amministratori si sono già candidate a sostituire la City. Potrebbe, invece, perdere un po’ di clientela la Toscana, una delle aree italiane più amate dagli inglesi, basti pensare al cosiddetto “Chiantishire”, così ribattezzato dopo che i britannici hanno cominciato a fare man bassa di casolari tra le colline toscane. Anche se bisogna sottolineare che in Italia, a differenza che in Spagna, non si è mai fatta una politica di svendita. L’inglese che compra in Italia è generalmente un investitore qualificato alla ricerca non solo del sole ma di un modello di vita, di cultura, di storia e di arte di cui l’Italia è unica al mondo. Si prevede che questo segmento di mercato rimanga quindi inalterato.

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