trump

Nasce nel Queens, quartiere popolare di New York, nel 1946 da Fred, facoltoso costruttore, e Mary Anne Macleod, europea immigrata, sbarcata a diciotto anni a Ellis Island a bordo del transatlantico SS Transylvania. Donald si distingue fin da ragazzo per il carattere irruento, tanto che i genitori lo spediscono all’Accademia militare di New York, nella speranza di raddrizzarlo. Subito dopo si laurea in economia alla prestigiosa Wharton School della University of Pennsilvanya ed entra nella società di famiglia, cominciando dal basso, come muratore. Questo ruolo, tuttavia, durò poco, solo tre settimane. Le manie di grandezza hanno sempre guidato la sua vita. Dalla carriera di imprenditore, in cui ha legato il suo nome ad alcuni degli edifici più fastosi di New York, alla vita privata, con la serie delle tre bellissime mogli Ivana, Marla Maples e Melania Knauss, da cui ha avuto in totale cinque figli e sette nipoti, fino alla politica.

L’arguzia professionale del padre Fred, figlio di immigrati tedeschi che aveva fatto i soldi costruendo case popolari al Queens e nelle periferie di New York, gli andava stretta. Perciò si lancia alla conquista di Manhattan, cominciando dalla scommessa di ristrutturare un vecchio albergo sulla 42esima strada. La decisione di buttarsi nel settore dei casinò, col Taj Mahal di Atlantic City, lo aveva portato alla bancarotta nel 1991. In totale quattro sue società andarono fallite, tuttavia ha sempre trovato il modo di cancellare i debiti e tornare a costruire, magari con i soldi degli altri e sfruttando le perdite, vere o presunte, da un miliardo di dollari per non pagare le tasse per vent’anni. Un politico tradizionale sarebbe stato segnato da questi fallimenti, lui, invece, li ha rivendicati come abilità di sfruttare al meglio il sistema americano per rialzarsi. Il simbolo della rinascita era stata la Trump World Tower, completata nel 2001, 72 piani davanti all’Onu, che all’epoca era la torre abitativa più alta del mondo.

A tutto questo Trump aggiunge anche il successo televisivo, soprattutto col reality The Apprentice, andato in onda, per un breve periodo, anche in Italia, dove il ruolo del boss era interpretato da Flavio Briatore. Il programma televisivo lo ha certamente preparato alla comunicazione della sua campagna, forse diretta e arrogante, ma senza dubbio efficace. Inclusi i tweet alle 3 del mattino per criticare le forme di una ex Miss Universo, o la registrazione in cui diceva che il suo stato di star gli permetteva di prendere le donne come voleva. Gaffe che gli ha valso molte critiche, ma non la perdita del suo fedele elettorato.

Ha militato nel Partito repubblicano, riformista, democratico, indipendente, e ora di nuovo repubblicano, stavolta per entrare alla Casa Bianca.

Condividi sui social:

0 CommentiChiudere commenti

Lascia un commento

Iscrivit alla nostra newsletter’